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Contratti a tempo determinato cosa cambia

22 Ott 2020
lavoro

 

Con l’art. 8 del D.L. 14 agosto 2020 n. 104, che è intervenuto, cambiandolo radicalmente, sull’art. 93 del D.L. n. 34, l’Esecutivo ,sui contratti a termine, ha proceduto ad una prima “mini riforma” , sia pure a tempo, delle normative introdotte con il D.L. n. 87/2018 che avevano irrigidito quelle, ben più “aperte” contenute nel testo originario del D.L.vo n. 81/2015. La prima frase ove si fa riferimento alla crisi epidemiologica, è generica ma importante, in quanto rappresenta la motivazione in base alla quale si deroga, temporaneamente, alla disciplina generale e, appare più coerente rispetto a quella precedente, inserita nell’originario art. 93, che poteva creare difficoltà in sede di contenzioso.

Le novità, pur senza alcuna disposizione esplicita, si applicano anche alla somministrazione a termine attesa la piena equiparazione tra le due tipologie contrattuali come risulta da una lettura completa degli specifici articoli contenuti nel D.L. vo n. 81/2015.

La data del 31 dicembre 2020 rappresenta il giorno ultimo entro il quale può essere rinnovato o prorogato un contratto a termine: lo si arguisce dal fatto che la norma ripete quanto affermato dall’art. 19 circa la durata complessiva di 24 mesi e che è possibile prorogare, una sola volta, senza l’apposizione di alcuna condizione, il contratto iniziale per 12 mesi, purché ciò avvenga entro quel giorno. L’art. 93 parla di proroghe e rinnovi, quindi di rapporti a termine in corso o che, se scaduti, possono essere rinnovati: la disposizione, tuttavia, trova applicazione anche ai contratti che vengono stipulati tra le parti per la prima volta, in quanto il rapporto, sottoscritto, ad esempio, il 20 agosto (senza causale) con scadenza il 30 dicembre, potrebbe, legittimamente essere prorogato per 12 mesi, senza causale, cosa che, in via ordinaria non accade in quanto per il superamento della soglia dei 12 mesi è necessaria l’apposizione di una condizione, pena la trasformazione del rapporto a tempo indeterminato.

Questo contratto a termine “particolare” può essere prorogato una sola volta entro il 31 dicembre 2020 e per la durata massima di un anno: ciò significa che se il rapporto dovesse essere ulteriormente prorogato durante il prossimo anno, pur nel rispetto del numero massimo delle proroghe e della durata complessiva di 24 mesi e dell’inserimento di una condizione specifica tra quelle previste dal comma 1 dell’art. 19 del D.L.vo n. 81/2015,ciò non sarebbe possibile. La disposizione fa emergere anche la questione relativa al numero delle proroghe che, con il consenso del lavoratore, possono essere inserite nel contratto iniziale: se il datore di lavoro, in forza di precedenti contratti, ha già raggiunto il limite massimo delle 4 previste dall’art. 21, può inserire una quinta proroga per questo contratto “acausale”, senza correre il rischio della trasformazione a tempo indeterminato a partire da quest’ultima? La risposta è positiva in quanto si parla, espressamente, di deroga all’art. 21 del D.L. vo n. 81/2015 ove, al comma 1, viene stabilito il numero massimo di 4 e, di conseguenza, è possibile inserirne una quinta.

 



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