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Ammortizzatori sociali in tempo di Covid

16 Ott 2020
lavoro

All’articolo 1 del decreto legge n. 104/2020, il legislatore ha disposto che i datori di lavoro che, nell'anno 2020, sospendono o riducono l’attività lavorativa per eventi riconducibili all'emergenza epidemiologica da COVID-19 possono presentare domanda di concessione dei trattamenti di cassa integrazione ordinaria, assegno ordinario e cassa integrazione in deroga di cui agli articoli da 19 a 22-quinquies del decreto legge 17 marzo 2020, n. 18, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 aprile 2020, n. 27 e successive modificazioni, per una durata massima di nove settimane, incrementate di ulteriori nove settimane, nel medesimo arco temporale, per i soli datori di lavoro ai quali sia stato già interamente autorizzato il precedente periodo di 9 settimane e purché sia integralmente decorso detto periodo. Le complessive diciotto settimane devono essere collocate nel periodo ricompreso tra il 13 luglio 2020 e il 31 dicembre 2020 e costituiscono la durata massima che può essere richiesta con causale COVID-19. Il legislatore, peraltro, ha disposto che i periodi di integrazione salariale, già richiesti e autorizzati ai sensi dei precedenti decreti legge che si collocano, anche parzialmente, in periodi successivi al 12 luglio 2020, sono imputati, limitatamente ai periodi successivi alla predetta data, alle prime 9 settimane del nuovo periodo di trattamenti previsto dal decreto legge n. 104/2020. Tale disposizione, dunque, implica, per le aziende che non siano riuscite ad utilizzare tutte le diciotto settimane previste dalla previgente normativa, la privazione delle settimane residue. È, altresì, evidente come i datori di lavoro, che negli scorsi mesi abbiano utilizzato virtuosamente le settimane di cassa integrazione a disposizione, siano stati penalizzati dalla nuova disciplina. Per quanto concerne le modalità di richiesta delle prime 9 settimane, non si riscontrano grandi differenze rispetto la previgente normativa. In particolare, per le richieste inerenti alle prime 9 settimane, o il minor periodo che risulta scomputando i periodi già autorizzati ai sensi della precedente normativa decorrenti dal 13 luglio 2020, i datori di lavoro dovranno continuare a utilizzare la causale “COVID-19 nazionale” già in essere.

 



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