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PIGNORAMENTO DEL CONTO CORRENTE 2019: COS'E' E COME DIFENDERSI

07 Nov 2018
fiscale

Il pignoramento del conto corrente bancario e postale è un procedimento ufficiale e formale, che si attiva come misura di esecuzione per recuperare un credito vantato nei confronti di un debitore.

Il blocco del conto corrente e il prelievo diretto delle somme di pari importo del debito, avviene solitamente quando il debitore non possiede beni mobili e/o immobili da mettere a garanzia del credito.

Nel caso in cui, il saldo del conto corrente non sia sufficiente a coprire il debito, il creditore può decidere di rivalersi sulla pensione e sullo stipendio che vengono accreditati sul conto corrente e recuperare l’importo necessario alla copertura del suo credito.

E’ facoltà del giudice, disporre anche della chiusura del conto corrente e di rigirare il saldo totale al creditore, lasciando così al titolare del conto, l’onere dei vincoli fiscali.

Per richiedere il pignoramento del conto corrente, un cittadino, un’impresa, una società, deve rivolgersi al giudice per far emettere il provvedimento di pignoramento, e se si realizza, la banca o la posta diventa il “terzo” e assume automaticamente il ruolo di “debitor debitoris” nei confronti del creditore. Ciò significa che la banca è obbligata per legge a garantire il blocco del conto e la somma pignorata.

 

In caso di mancato pagamento di una cartella esattoriale entro i tempi previsti, tale omissione può far scattare il pignoramento del conto corrente senza che sia necessario alcun procedimento giudiziario.

 

Il contribuente che riceve la notifica del pignoramento del conto corrente, per impedirlo e difendersi, deve presentare entro 60 giorni dalla notifica della cartella di pagamento una richiesta di rateizzazione.

Solo una volta accettata la richiesta di dilazione della cartella e pagata la prima rata , il contribuente può presentare la richiesta di sblocco del conto corrente.

 

Nel caso di pignoramento di un conto corrente cointestato, i debiti possono essere riscossi nei limiti del 50% della disponibilità del conto stesso. Il creditore può “bloccare” solo la quota di proprietà del debitore e non le altre, anche se il debito è superiore a detta quota.

 

L’apertura di un conto corrente all’estero in via preventiva renderebbe sicuramente un eventuale pignoramento del conto stesso più complicato ma non impossibile, soprattutto quando il creditore è il Fisco, poiché l’Agenza delle Entrate Riscossione ha in mano strumenti molteplici per costringere i contribuenti al pagamento delle cartelle esattoriali.

Aprire un conto corrente all’estero, chiariamolo, non è un reato purchè chi lo fa non abbia debiti con il Fisco. A commettere reato è colui che, pur avendo cartelle esattoriali non pagate nei confronti dell’Agenzia delle Entrate Riscossione, decide di spostare i propri soldi su un conto corrente estero per evitare che vengano utilizzati per il pagamento delle imposte.

 



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